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The sheep shepherd | Il pastore


Giancarlo is a sheep shepherd from Catania, living in a small patch of land carved at the border of the city. In this place, time is everything. Giancarlo's life follows the Sun's schedule. And his milk needs at least an hour to become ricotta. We are sitting on the buttery straw pile, on the doorstep. Waiting for the right time. The Sun is rising up in the sky, the dogs are resting from the previous stromy night, goats are eating, lambs are jumping around, chickens are scratching about everywhere. There's a solitary goat claiming attention. I look at Giancarlo. He knows what the goat is saying. That's enough. In the room where he makes ricotta there's a TV set on. And a Madonna hanging on the wall. Every once in a while I check it out because I feel like she's observing us. Giancarlo asks me if I got any good pictures, since he'd like to hang one inside this very room. Between the TV and the colorful sacred icon of Mary. The courtyard is very large. And everything has its sometimes genious place, given by its daliy utilization. Suddenly I see someone approaching. First an assistant, then a woman. I notice a swing set. Just hanging there. Between the fence and the sour smell of rennet. I walk around and take a few pictures. Then I walk back in the room and I try to figure out if the ricotta is ready. A sigarette is dying on the verge of the sink. And a stream of water moans, drop by drop, dripping inside the same old blue bucket. The light is warm and fleeting. I contemplate the fact that there's nothing obvious about Giancarlo's work. The tinyest mistake and the ricotta won't come out good. And a hard day's work goes to waste. The tinyest mistake, and it's gone. Everyday Giancarlo spends this time waiting alongside the Sun. In the end, "Thank God!", the ricotta was made. Giancarlo's dark and profound hands dive deep into that candor and start shaping and sculpting. It's a physical ritual happening between man and milk. A somewhat erotic struggle carried out in that silent, fragrant hour on the brink of the day. Before I leave I say goodbye to Giancarlo. A man of few words. He looks at me as if to say: "I made ricotta, I did my part. Now it's your turn. Try to get a nice picture for my room."

Giancarlo è un pastore catanese che vive in un pezzo di terra ricavato al confine con la città. In questo luogo il tempo è tutto. La vita di Giancarlo segue il tempo del sole. E il suo latte necessita di almeno un'ora di tempo per diventare ricotta. Un'ora di tempo durante la quale si rimane perlopiù ad ascoltare. Seduti a galla sulla paglia burrosa della porta. Ad attendere il tempo. Il sole che continua a salire, i cani che riposano dalla marosa vigilia della notte, le capre che mangiano, gli agnellini che saltano, le galline che si intrufolano dappertutto. C'è una capra solitaria che reclama qualcosa. Guardo Giancarlo. Lui ha capito benissimo cosa dice. Basta così. Nella stanza della ricotta c'è anche una televisione accesa. E una Madonna, appesa al muro; ogni tanto la controllo perché sembra che ci osservi. A un certo punto Giancarlo mi chiede se ho fatto qualche buona fotografia, ché vorrebbe appenderla in questa stanza. Fra la televisione accesa e l'icona colorata della Madonna. Il cortile è grande. E ogni cosa ha un suo posto, a volte geniale, dettato dall'utilizzo quotidiano. Improvvisamente appare qualcuno. Un aiutante, poi una donna. Noto un'altalena. Sospesa là. Così. Fra un recinto e l'odore aspro del caglio. Giro intorno e scatto qualche fotografia. Poi entro nella stanza e cerco di capire a che punto è la ricotta. Una sigaretta muore sul ciglio di un acquaio. E un fiotto d'acqua geme a gocce dentro al solito secchio blu. C'è una luce calda e passeggera. Rifletto sul fatto che nel lavoro di Giancarlo non esiste niente di ovvio. Basta un minimo errore e la ricotta non monta. E una giornata di lavoro se ne va, inutilmente. Basta un niente, un minimo errore. Giancarlo vive ogni giorno questa attesa in compagnia del sole. Alla fine, "grazie a Dio", la ricotta esce. Le mani scure e profonde di Giancarlo affondano fiere nel suo candore e la plasmano, la scolpiscono. È un rito fisico fra l'uomo e il latte. Una lotta erotica che si compie in muta fragranza sul limite del giorno. Prima di andare via saluto Giancarlo. Uomo di poche parole. Lui mi guarda come a dire: io la ricotta l'ho fatta, è venuta, adesso tocca a te. Vedi di fare una bella fotografia per la mia stanza.

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